La nuova traduzione della Propedeutica filosofica di Hegel

E’ appena uscita da Antonio Tombolini editore, la nuova traduzione a cura di Nane Cantatore e Gabriele Guerra della Propedeutica filosofica di Hegel. Disponibile in edizione digitale e cartacea qui.

Tradurre un testo hegeliano è un’impresa che può riservare notevoli soddisfazioni, ma che si deve misurare con almeno tre ordini di difficoltà.

Il primo di questi ordini è costituito dalla complessità del tema: questo scritto hegeliano, per esempio, contiene, tra le altre cose, una scienza della logica, una dottrina del concetto e un’enciclopedia filosofica, vale a dire che passa dall’analisi delle diverse forme di sillogismo a una rassegna del sapere scientifico dell’epoca in cui è stato scritto, fino a cenni di filosofia della storia e dell’estetica, per tacere di un ripensamento, tanto radicale quanto scrupoloso, di tutta la tradizione metafisica occidentale.

Poi c’è, ovviamente, il lessico di Hegel: non è solo un tedesco colto dei primi dell’Ottocento, ma il tedesco hegeliano, con una sintassi proverbialmente contorta e una terminologia del tutto sua, in cui il significato di molti lemmi è diverso, a volte in modo sostanziale, da quello corrente.

Infine, c’è la ricca tradizione di traduzioni con cui fare i conti: con le opere hegeliane si sono misurati diversi pesi massimi della filosofia italiana, da Benedetto Croce a Enrico De Negri, da Nicolao Merker a Domenico Losurdo; tutto ciò ha da un lato stabilito degli usi e definito delle soluzioni standard, ma proprio per questo modificare alcune di queste soluzioni, quando non sembrano ottimali (o almeno non sembrano più tali), richiede particolare cautela, visto che il pubblico dei lettori vi è, più o meno consapevolmente, abituato.

Se queste difficoltà valgono per ogni tentativo di tradurre qualsiasi testo hegeliano, per la Propedeutica se ne pongono altre ancora. La prima riguarda la scelta dei testi: sotto il titolo di Texte für Philosophische Propädeutik si raccoglie, infatti, il materiale preparato da Hegel per le sue lezioni al Ginnasio di Norimberga, tra il 1808 e il 1815, secondo quanto stabilito nell’edizione stabilita delle opere complete (diversa da quella disponibile a Giorgio Radetti, curatore di una precedente traduzione uscita da Sansoni nel 1951); si tratta in diversi casi di riscritture e ripensamenti, il cui ordine di stesura non corrisponde a quello di esposizione nel corso. Perciò abbiamo dovuto decidere quali parti tradurre e in che ordine comporle, privilegiando la fruizione alla documentazione filologica. Anche se questa non è una questione strettamente legata alla traduzione, si è certamente trattato di una scelta importante nella cura del volume, che abbiamo fatto tenuto conto tanto di selezioni precedenti, quanto del pubblico a cui la pubblicazione è destinata. Abbiamo utilizzato un criterio simile per il materiale delle Appendici, aggiungendo alle due lettere di Hegel sull’insegnamento di filosofia, risalenti allo stesso periodo della Propedeutica, un’altra nota che torna sullo stesso tema diversi anni dopo, quando Hegel si era ormai affermato come una delle personalità di spicco del mondo intellettuale e accademico di lingua tedesca.

Altra difficoltà, lo stile di questi testi: trattandosi di materiale destinato a fare da traccia per l’esposizione orale, sono sempre molto sintetici, spesso schematici, a volte semplici appunti, in alcuni casi con aggiunte e annotazioni. Di conseguenza, la traduzione è stata una consapevole riscrittura, con il compito di rendere il senso del testo originale, tenendo conto anche del contesto storico e del complesso dell’opera hegeliana, in un italiano scorrevole e leggibile. Questo vale, e forse a maggior ragione, rispetto al terzo ordine di difficoltà, vale a dire la destinazione di quest’opera: sono materiali di lavoro, non originalmente destinati alla pubblicazione, ma che presentano un duplice interesse. Da un lato, proprio per la sua concisione, la Propedeutica si presta assai bene a essere usata per il suo scopo originale, di introduzione alla filosofia, senza sconti sulla complessità dei temi, ma anche senza il dettaglio critico e le difficoltà di altre opere hegeliane; dall’altro, la particolare collocazione di questo lavoro nello sviluppo del pensiero di Hegel è di grande interesse per una lettura più specialistica, che usi questi testi per cogliere alcuni snodi fondamentali e leggerne le strategie.

Solo due esempi, per mostrare quanto complesse possano essere alcune scelte terminologiche e quanto, in casi, come questo, il lavoro del traduttore si carichi di responsabilità che vanno al di là della competenza linguistica. Il primo riguarda la scelta fatta per aufheben e i suoi derivati: parola chiave del lessico hegeliano, che viene tradizionalmente resa, dalla storica traduzione della Scienza della logica di Arturo Moni, uscita nel 1925 ma iniziata dieci anni prima, con “togliere”; più di recente, la traduzione di Gianluca Garelli della Fenomenologia dello spirito per Einaudi (2008), ha proposto “levare”. In sostanza, cambia poco: ci sembra che, per lo meno nell’italiano di oggi, l’espressione non renda efficacemente l’idea hegeliana, che descrive il movimento per cui qualcosa viene messo da parte ma continua ad esserci, anche se non è più posto come l’essenziale. Perciò ci siamo decisi per una scelta decisamente meno letterale, seguendo in questo la lezione di Radetti: “superare”, in cui è evidente che, anche se ci siamo lasciati qualcosa alle nostre spalle, esso continua a far parte del nostro percorso.

Un altro caso interessante può essere quello di Ganze: questo termine indica il tutto come insieme delle parti che lo compongono, a differenza dei derivati da All (sostantivo) e alles (pronome) che intendono il tutto come collezione di individui (es. tutti insieme, tutti quanti) e da Totalität, che indica, per l’appunto, la totalità come nozione. Vista la compresenza dei primi due termini, abbiamo deciso di discostarci dalla tradizione prevalente di rendere Ganze con “tutto”, per riallacciarci alla scelta di Moni, che lo ha tradotto di preferenza con “intero”, proprio per sottolinearne la valenza propriamente olistica.

Insomma, questo lavoro è stato faticoso ma entusiasmante. Speriamo che possa incontrare l’interesse del pubblico: forse la nostra traduzione non lo merita, ma certamente il testo di Hegel la vale, eccome.

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