Proprietà intellettuale e traduzione

Sotto il titolo generale della proprietà intellettuale ricadono almeno tre grandi tipologie di oggetti: i brevetti, le opere protette dal diritto d’autore o copyright e i marchi registrati, o trademark. In ognuno di questi casi sono diversi tanto i requisiti da soddisfare quanto le forme di tutela previste dalla legge e la stessa durata di queste tutele. Tuttavia, si può dire che nel caso dei brevetti si tratta di opere d’ingegno che possono, anzi devono, essere descritte in modo completo all’atto della domanda di registrazione, e che la descrizione è separata dall’oggetto stesso: se richiedo, per esempio, un brevetto per un nuovo tipo di motore elettrico, la documentazione che descrive questo motore ha un ruolo essenzialmente tecnico, vale a dire deve dare conto in modo esauriente del suo funzionamento e in particolare dei suoi aspetti innovativi, ma a essere eventualmente brevettato è il motore stesso, non la sua descrizione.

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Invece, nel caso di un romanzo, di una canzone o anche di un marchio, non è prevista una descrizione a parte: l’opera di ingegno viene registrata così com’è, ed essa viene tutelata in ogni sua parte. Il problema, per dimostrare eventuali violazioni, sta allora tutto nel dimostrare quanto se ne sia davvero copiato. Così, per esempio, se scrivessi un romanzo giallo su un commissario siciliano, in una lingua che mischia italiano e dialetto, e con una trama che vede al centro un omicidio politico camuffato da assassinio sessuale, Camilleri potrebbe accusarmi di aver plagiato il suo La forma dell’acqua; se, invece, scrivessi una parodia erotica in cui il commissario si ritrova invischiato in continui accoppiamenti variamente assortiti e la presunta vittima in realtà se la spassa bellamente in un lubrico serraglio, sarei probabilmente al riparo da qualsiasi accusa. Allo stesso modo, se aprissi una catena di fast-food specializzata in hamburger con una grande M come logo e di nome McRonald passerei molti guai, se invece inserissi nel menu di un ristorante gourmet una tartare di mano con salsa di cheddar, cipolle caramellate e pomodoro confit e lo chiamassi “BicMac destrutturato”, non credo che nessuno avrebbe alcunché da ridire.

Come si vede, nel caso dei brevetti l’applicazione della norma richiede competenze tecniche, relative al campo di applicazione del brevetto stesso: per capire se un motore è stato copiato serve un ingegnere meccanico, per valutare se la formula brevettata di una colla è stata utilizzata abusivamente da un concorrente serve un chimico, e così via. In ogni caso, il testo descrittivo ha un significato univoco e, se tradotto, la sua traduzione deve semplicemente essere fedele e puntuale: si tratta di testi strettamente tecnici, scritti secondo formule consolidate e ripetitive, tanto che spesso questo lavoro viene svolto con un massiccio ricorso alla machine translation.

Nel caso del diritto d’autore, in particolare quando si tratta di opere letterarie o, come nel caso delle canzoni o dei film, il testo vi svolge un ruolo di primo piano, la traduzione è in se stessa un’opera di ingegno e viene tutelata come tale. Così, in una traduzione in inglese del testo di Camilleri, alcuni aspetti come la trama, l’ambientazione, i personaggi e così via ricadono sotto il diritto dell’autore (o dell’editore che li ha eventualmente acquisiti), le scelte stilistiche utilizzate per rendere in inglese le espressioni siciliane sotto quello del traduttore. La traduzione, in questi casi, fa parte integrante del valore da proteggere, e richiede notevoli capacità di espressione, anche artistica, e di comprensione del testo: non è un semplice testo di supporto, ma è un’opera autonoma, essenziale perché l’originale possa essere recepito e apprezzato.

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Lo stesso vale per i trademark e tutto ciò che forma l’immagine di un’azienda o un prodotto: i testi non sono semplicemente tradotti, ma adattati alla lingua e, ancor più, al contesto dei mercati a cui sono destinati. Per esempio, lo slogan scelto da Microsoft per il Surface pro 4 negli USA è “the tablet that can replace your laptop”; in Italia, diventa “il tablet che sostituisce il tuo portatile”: nel passaggio, quasi impercettibile, dalla possibilità della versione americana alla diretta effettività di quella italiana ci sono considerazioni molto approfondite. Proviamo a ricostituirle: negli USA, Microsoft si pone in diretta concorrenza ai prodotti Apple e vuole probabilmente sottolineare che il suo tablet, a differenza di quello del concorrente, può davvero sostituire un laptop, e che scegliendo il Surface si può avere un buon motivo per tornare a Windows. In Italia, dove la presenza di Apple nei laptop è più di nicchia, il Surface è presentato come un’alternativa diretta agli altri laptop Windows, e la transizione è immediata.

Una buona traduzione di un trademark e di tutta la comunicazione associata, di conseguenza, non è un semplice esercizio di trasposizione, come nel caso della documentazione tecnica, e nemmeno una nuova creazione artistica o letteraria, ma è una interpretazione delle scelte di comunicazione per il mercato di riferimento, che deve trasmettere nel modo più efficace il messaggio al pubblico a cui deve arrivare. La traduzione diventa così comunicazione a tutti gli effetti.

(Articolo a cura di Nane Cantatore)

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