Bilinguismo

La letteratura scientifica sul bilinguismo e l’apprendimento linguistico è abbondante, specialmente negli ultimi anni, da quando sembra che apprendere una lingua straniera (o più di una) consenta al cervello una serie di vantaggi e di progressi più efficaci in termini di efficienza, risposta cognitiva, rapidità nei processi di elaborazione. A pensarci bene sembra quasi scontato. Come un muscolo ben allenato, il cervello sembrerebbe funzionare meglio sotto la pressione dell’apprendimento linguistico, per non parlare di quello che succede ai bilingui, soprattutto se lo sono dall’infanzia.  Ma cosa succede quando apprendiamo una lingua nuova, quando ne usiamo due contemporaneamente o quando, da bilingui, non ci accorgiamo se stiamo pensando in una lingua o nell’altra o, addirittura, siamo convinti di parlare in una lingua, quando stiamo usando l’altra, senza soluzione di continuità.

Questo mese ho raccolto una serie di articoli sul tema del bilinguismo e ho deciso di proporli in una sorta di rassegna stampa.

Partiamo da un articolo di Science Daily che illustra i risultati di una ricerca condotta dall’Università di Washington sull’apprendimento dei bilingui e sugli effetti del bilinguismo già in età infantile.

In una ricerca condotta dall’Università di Washington sull’apprendimento del linguaggio in età infantile (11 mesi) e sugli effetti del bilinguismo emerge una differenza marcata nelle due regioni cerebrali associate con la funzione esecutiva del linguaggio, la corteccia prefrontale e la corteccia orbito-frontale. Secondo i risultati, i bambini bilingui hanno generato risposte più marcate ai suoni linguistici, rispetto ai bambini allevati in un ambiente monolingue. I risultati si allineano con quelli degli studi sull’apprendimento degli adulti, nei quali viene confermata l’accelerazione di attività cerebrale dovuta al code-switching, ossia il passaggio da una lingua all’altra, e il conseguente miglioramento delle funzioni esecutive del linguaggio.

Ma apprendere una lingua è considerata spesso un’attività estenuante, impegnativa e talvolta persino frustrante. Tuttavia, da una ricerca condotta al Dipartimento di psicologia dell’Università di Lund, emerge che il cervello sotto pressione e in fase di apprendimento intensivo di una lingua straniera, si rafforza: aumenta la massa grigia, per dirla in termini semplificati oppure, per metterla difficile: cresce il volume dell’ippocampo destro e la circonvoluzione temporale superiore sinistra. Negli interpreti professionisti la massa grigia diventa anche più malleabile nelle aree preposte al linguaggio. Insomma, la materia grigia aumenta nelle circonvoluzioni temporali medie generando delle modifiche strutturali delle regioni cerebrali durante l’apprendimento linguistico effettivo. In pratica, il cervello sembra avere una marcia in più e risulta più flessibile. Senza contare i benefici di questa flessibilità anche per processi e attività non strettamente legati alle funzioni linguistiche.

Per chiudere la mia breve riflessione su questo tema, ricordo anche una ricerca condotta dal Max Planck Institute sull’apprendimento lessicale delle lingue straniere  e su alcuni risultati più intuitivi che sorprendenti, anche se un po’ in contrasto con quello che ricordo dal Corso di linguistica generale di F. De Saussure sull’arbitrarietà del segno linguistico. In ogni caso, dalla ricerca del Max Planck emerge che sarebbe più facile apprendere termini e parole che evocano facilmente la cosa denotata. Tali termini sono chiamati ideofoni, ossia parole particolarmente numerose nelle lingue di tradizione esclusivamente orale e in alcune di quelle con tradizione scritta (come il coreano e il giapponese) con le quali si esprimono le sensazioni relative alle varie sfere sensoriali, così nella Treccani. L’esperimento è consistito nel sottoporre ad alcuni studenti olandesi che non sapevano nulla di giapponese, alcune parole e di suggerire cosa esse evocassero. Le parole erano le seguenti: kuyokuyo, yochiyochi, bukubuku, kibikibi e altre. E prima di leggere l’articolo su Science Daily, fermatevi un attimo a pensare a cosa esse vi evochino.  Un piccolo suggerimento: una parola tra queste significa “grasso”, mentre un’altra “energetico”.

Ho fatto un test con i miei familiari e amici e ha funzionato.

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